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Le campane a festa hanno suonato alle 12.15 il giorno 17/07/2015, in contemporanea a Padova e a Mantova. I rintocchi, quelli della basilica di Santa Maria Assunta di piazza Duomo e della cattedrale di San Pietro apostolo – chiesa madre della Diocesi di Mantova –, hano segnato lo scioglimento del segreto pontificio e la Chiesa padovana conoscerà il nome del nuovo vescovo. E un po’ come accadde il 5 luglio di 26 anni fa la guida della Chiesa padovana sarà affidata a un outsider. Lo era, allora, il giovane nunzio apostolico Antonio Mattiazzo lo è monsignor Claudio Cipolla, attuale vicario episcopale per la Pastorale della Diocesi di Mantova.

Sarà il sessantenne mantovano, nato a Goito, a raccogliere la lunga eredità di Mattiazzo che, come annunciato in occasione della festa di San Gregorio Barbarigo, andrà come semplice missionario nella prefettura apostolica di Robe in Etiopia. Cipolla diventerà quindi il 123esimo vescovo di Padova per volere di papa Francesco che, così come fece Wojtyla nel 1989, si è orientato per una scelta di vera e propria rottura indicando Cipolla, un “semplice” parroco che dovrà essere ordinato vescovo prima di prendere la guida della Chiesa padovana. Il futuro presule proviene dal mondo dell’Azione Cattolica ed è stato ordinato a Mantova il 24 maggio del 1980. Già parroco della chiesa di Sant’Antonio di Porto Mantovano, è stato membro del consiglio pastorale della Diocesi di Mantova dal 2010 al 2014 e della commissione per la formazione permanente del clero. Siede, formalmente almeno fino alle 12 di oggi, nel ratione officii del consiglio presbiterale, nel collegio dei consultori e il primo settembre del 2014 è stato nominato vicario episcopale per la Pastorale della Diocesi di Mantova. Nel 2011 è stato insignito del titolo di Cappellano d’Onore di Sua Santità. Inoltre dal 1990 al febbraio 2009 è stato direttore della Caritas di Mantova.

Una scelta in controtendenza, come detto, che porta al Vescovado un presule esterno alle attuali vicende curiali, in grado di intraprendere un nuovo percorso di opere e di carità e poco conosciuto negli ambienti vicini alla Santa Sede.

La storia, a 26 anni di distanza, si ripete. Allora da una parte c’era l’episcopato triveneto, guidato dal cardinale Marco Cè e dall’arcivescovo di Udine Alfredo Battisti (di origini padovane), che avevano puntato sull’allora vescovo di Vittorio Veneto, Eugenio Ravignani. Dall’altra c’erano i nuovi vertici della Cei, in particolare l’allora segretario generale Camillo Ruini, che preferivano una nomina più “wojtyliana” anche per quanto riguarda l’apertura ai nuovi movimenti e aggregazioni laicali: un profilo che rispondeva all’allora vescovo di Chioggia, Sennen Corrà. Vista l’impasse, dalla Sante Sede iniziarono a cercare un outsider. Si parlò di una candidatura di padre Raniero Cantalamessa, ma poi le autorità vaticane individuarono il giovane nunzio apostolico Antonio Mattiazzo, originario della Diocesi di Padova, da pochi anni rappresentante pontificio in Costa d’Avorio, Burkina Faso e Niger. Papa Wojtyla lo scelse a sorpresa.

 

La sorpresa è destinata ad accompagnare anche la nomina di monsignor Cipolla. Dopo che nel maggio del 2014 Mattiazzo ha reso noto all’arcivescovo Adriano Bernardini, nunzio apostolico rappresentante del Papa in Italia, di voler concludere il suo mandato il 18 giugno 2015 (festa di San Gregorio Barbarigo), ha preso avvio l’iter che ha portato il nunzio apostolico ad avviare le consultazioni previste per la nomina del nuovo vescovo. Un giro d’orizzonte nel corso del quale sono stati sentiti i vescovi della regione, esponenti del clero diocesano e anche alcuni laici. Successivamente, così come ebbe modo di ricordare lo stesso Mattiazzo, è stata presentata alla Congregazione dei vescovi una terna di nomi. «A conclusione di questo iter sarà il Santo Padre a decidere il nome del vescovo». Diversi i nomi che hanno animato il toto-vescovo. Da ultimo quello di Carlo Roberto Maria Redaelli, vescovo di Gorizia, emerso, secondo indiscrezioni, dopo il rifiuto arrivato da monsignor Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste. Ma nell’ambito delle giro di consultazioni sono trapelati anche i nomi del vescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzocato, di Giampiero Gloder (presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica e vice camerlengo della Camera Apostolica) e poi ancora di Andrea Toniolo (responsabile del Servizio nazionale per gli studi superiori di Teologia e di Scienze religiose della Cei) e di monsignor Livio Melina, preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II. Alla fine papa Francesco ha scelto don Claudio Cipolla.

 

Il Rev.do Mons. Claudio Cipolla è nato a Goito, in provincia e diocesi di Mantova, l’11 febbraio 1955. Ha frequentato il corso di studi medi superiori al Seminario minore della diocesi di Mantova, proseguendo gli studi teologici e filosofici presso il Seminario maggiore della stessa diocesi.
È stato ordinato Diacono il 16 dicembre 1978 ed ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 24 maggio 1980 nella Basilica Concattedrale di Sant’Andrea, a Mantova, per le mani di S.E. Mons. Carlo Ferrari, allora Vescovo di Mantova.
È stato Vicario parrocchiale della parrocchia di Ognissanti, a Mantova dal 1980 al 1989; Assistente della branca Esploratori e Guide dell’AGESCI dal 1980 al 1990; Vicario parrocchiale della parrocchia dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, a Cedole, dal 1989 al 1990; Assistente provinciale dell’AGESCI dal 1989 al 1992; Direttore della Caritas diocesana dal 1990 al 2008; dal  1998 fino ad oggi è Parroco della parrocchia di Sant’Antonio di Porto Mantovano e dal 2008 è anche Vicario Episcopale per il Settore Pastorale.
È stato anche Responsabile diocesano per la preparazione dei Convegni Nazionali della Chiesa Italiana a Palermo (1995) e a Verona (2006), e Membro della Delegazione diocesana agli stessi Convegni; Membro del Collegio dei Consultori (2009-2014), del Consiglio Pastorale Diocesano e della Commissione per la Formazione Permanente del Clero. È Membro ratione officii del Consiglio Episcopale (2014-2017) e del Consiglio presbiterale (2012-2016). Dal 27 ottobre 2011 è Cappellano di Sua Santità.

Il Parroco è presente in ufficio parrocchiale

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