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L’originale significato della parola “organo” è quello generico di “strumento” musicale. Nell’antichità molti strumenti diversi costruiti ingegnosamente erano detti “organa ‘, sia quelli usati in ambienti profani sia quelli che accompagnavano cerimonie sacre. L’etimologia della parola è in sanscrito “urgas” (esuberanza di forza, energia) e in greco “org” e “erg” (energia, forza, lavoro, ebbrezza, esaltazione...). Si sa che gli antichi Egizi, e poi i Greci e i Romani, conoscevano un “organo idraulico” nel quale l’aria era compressa entro le canne sonore da pompe ad acqua. Si parla poi di “organi” primitivi a mantice introdotti nelle chiese nell’era cristiana dall’epoca carolingia (sec IX d. C.). Essi producevano, probabilmente, pochi suoni basilari a fondamento armonico del canto gregoriano. La forma attuale dell’organo con tastiera risale al Rinascimento (sec. XV): in esso l’antico significato che diceva pluralità di strumenti è ben valorizzato dalla capacità dell’organo di produrre molti suoni di diverso timbro, molte voci dal colore molto individuato. Dal Rinascimento l’organo diventa lo strumento principe nelle chiese ed entra nella storia dell’arte per la ricca produzione di musiche a esso dedicate dai compositori; ma entra anche nella storia della fede come strumento che s’intreccia con la preghiera dei credenti, da quel tempo sino ai nostri giorni. C’è un’analogia tra la storia dell’architettura delle chiese e quella dello sviluppo tecnico dell’organo: entrambe sono strutture pensate per la comunità dei credenti, per la Chiesa fatta di persone. Sono poi strutture create nella storia cristiana secondo il criterio della “bellezza” e dell’arte e non soltanto secondo il criterio dell’”utilità”, per la felice intuizione che l’incontro comunitario con il Padre è bellezza e felicità e non triste dovere. Nel Rinascimento inizia la composizione di pezzi per questo strumento: Ricercati, Inni, Intonazioni, Toccate, Canzone. Nel periodo Barocco ci sarà poi l’esplosione delle grandi forme musicali della Fuga, della Fantasia, del Preludio Corale, delle Variazioni. Nel periodo classico la composizione per orchestra sottrae interesse a quella per organo, ma nel romanticismo la ricchezza di espressività offerta dall’organo ispira nuovamente i compositori per nuove svariatissime forme musicali. E la composizione per organo continua nel Novecento fino ai nostri giorni.

 

Le due funzioni dell’organo

 

Il suono dell’organo è prodotto dall’aria soffiata nelle canne sonore analogamente al suono della nostra voce prodotto dal respiro in uscita. Da qui l’empatia naturale tra la sensazione di una voce umana che canta e quella dell’organo. La capacità polifonica dell’organo, il poter produrre molte voci assieme contemporaneamente che lo rendono unico tra tutti gli strumenti musicali. Questo strumento, infatti, si diffonde universalmente nel periodo della polifonia vocale, un’arte complessa, corale, che invade la mente con più voci e più significati contemporaneamente: da allora l’organo offrì la sua compagnia alle voci dei cori sacri, i quali potevano cantare “a cappella” (senza strumenti, come nelle Cappelle romane) o “accompagnati” da questo e altri strumenti ( come in San Marco a Venezia).

 

Due sono le funzioni dell’organo nel momento della preghiera comunitaria

  • La prima funzione è sempre stata ed è tuttora quella di sostenere e accompagnare il canto dell’Assemblea e quello del Coro. Con la sua voce potente che sa vincere i grandi spazi, ma anche con la sua voce dolce e sommessa che induce a contemplazione e meditazione, l’organo diventa fratello del canto liturgico, amico magnifico che raccoglie tutte le nostre voci diverse e le fa confluire in un’unica grande Voce che sale al cielo. Tale grande Voce è simbolo della voce armonica della creazione nella quale tutta la natura con la sua è conoscenza, con il riflesso del Verbo intelligente creatore, può rispondere alla voce del Padre di ogni vita e aprirsi all’ascolto del Figlio che rivela il Pensiero del Padre nello Spirito.
  • La seconda funzione dell’organo in una chiesa è di poter parlare da solo, di originare musica-senza-parole: nel nostro silenzio esso può allora invadere la mente e toccare in noi corde profonde, sentimenti religiosi allo stato originale, intuitivo, pre-verbale. Non si tratta di stati confusi del sentire, anzi è chiarissima la loro sensazione che è sensazione di totalità (ad es. un sentimento di amore è chiaro nella sua totalità; l’esprimerlo a parole lo diventerebbe subito in aspetti particolari, parziali, che dicono una cosa ma non tutto il resto...). Questo tipo di espressione totalizzante è tipico dell’arte musicale. Il pensiero che si rivolge al mistero di Dio ha, da subito, intuizione di un qualcosa d’inesprimibile, dai contorni non segnabili con linee. L’immagine di Dio nella mente può configurarsi anche senza parole, anche con un Suono senza parole. Certe civiltà chiamano Dio con un suono (ad es. l’Aòm indiano). La Bibbia stessa afferma che, nel momento creativo, “Dio disse...”: emise un suono, una vibrazione carica di una potenza indicibile. Oltre che come Parola e Suono dalle molte possibili interpretazioni, Dio può essere pensato come Silenzio, Silenzio stracolmo di vita gioiosa, troppo grande perché sia “detta”. Il suono dell’organo può aiutarci a entrare in queste dimensioni contemplative del mistero di Dio.

 

Cantate a Dio con arte

 

La storia del Cristianesimo comprende anche la storia della preghiera e la storia del canto sacro. Essa, dai primi secoli della fede cristiana, continua sulla scia dell’Antico Testamento: i Salmi invitano continuamente a cantare a Dio “con arte”, a danzare, a suonare strumenti, a cantare Alleluya. Insomma a celebrare Dio in bellezza, in gioia ed entusiasmo. Non si può non pensare a come Dio gradisse i doni di Abele che erano i frutti migliori del suo lavoro e della sua mente, doni del suo caldo amore, e non gradisse i doni scadenti di Caino. Così anche l’offrire a Dio i doni più belli di cui l’uomo è capace è stata una costante storica del culto: pensiamo alla storia dell’arte sacra (architettura, pittura, scultura, poesia, musica...). Ma oltre alla grande storia della Musica Sacra Corale c’è anche una grande storia della Musica Sacra Strumentale: moltissimi compositori nei secoli (un solo nome a rappresentarli tutti: Johann Sebastian Bach) hanno creato una miniera di opere ispirate che sono frutto della loro fede ma anche dono bellissimo messo a nostra disposizione, così che anche noi potessimo avere parole, canti, forme di pensiero capaci di esprimere la grandezza, la complessità e la ricchezza dell’amore nostro che risponde all’Amore del Padre. I Salmi della Bibbia ci hanno dato parole per pregare Dio, e sono parole che anche oggi facciamo nostre. I compositori di musica sacra ci hanno dato e ci danno canti e suoni per pregare con entusiasmo e in bellezza. L’organo della chiesa è dunque uno strumento prezioso che arricchirà la preghiera e la spiritualità. Potrà aggiungere a queste i doni dell’Arte e — volendo — della grande Arte. L’Arte è voce del livello alto dell’uomo, quello in cui egli si pensa idealmente, di là dai limiti e delle meschinità della vita concreta. L’Arte supera i secoli perché l’uomo vuole lasciare di sé l’immagine più alta e ideale, l’immagine della bellezza che è stata capace di pensare e di creare. Ed è naturale che essa caratterizzi il momento più alto della vita dell’uomo, il momento del suo rapporto con Dio. L’Arte è anche, e soprattutto, dote del nostro essere Uomini, istinto messo nella nostra mente dal Creatore stesso perché ci accorgessimo più facilmente della bellezza del mondo nel quale Egli ci ha posto e della bellezza dell’essere fatti a Sua immagine, noi che siamo destinati - in quel Giorno - a incontrare la Sua Bellezza faccia a faccia.

 

Il Parroco è presente in ufficio parrocchiale

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